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Blog Fuoripista

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Turismo di convenienza: è ora di dire basta

Un’ordinanza del presidente valdostano Lavevaz, in contrasto con le disposizioni del governo, vieta l’ingresso nella regione ai proprietari di seconde case. Era già accaduto l’anno scorso anche in Trentino-Alto Adige: “forestieri” benvenuti quando fa comodo o malvisti a seconda dell’opportunità. Ma non tutti i non-residenti sono turisti-untori

Max Cassani | 14 Marzo 2021 |

Ci avevano già provato l’anno scorso. Ora la storia brutta si ripete. Nonostante spostarsi nelle seconde case sia sempre consentito (anche in zona rossa), c’è chi continua a considerare i forestieri come “untori” e chiude le frontiere regionali in entrata e in uscita. Il fine settimana scorso il presidente della Valle d’Aosta Erik Lavevaz ha firmato un’ordinanza particolarmente sovranista: contrariamente alle disposizioni in vigore nel resto d’Italia, dal 15 marzo i valdostani pur in zona arancione potranno spostarsi liberamente tra i comuni della regione; ma, sempre in palese deroga alle regole nazionali, non sarà invece possibile ai “forestieri” fare ingresso in Valle per raggiungere le seconde case. Come a dire: noi valdostani nella nostra regione possiamo fare quello che ci pare, ma fuori i turisti-untori dai nostri confini.

Era già accaduto esattamente un anno fa, durante il primo lockdown quando il governatore era Renzo Testolin: prima i proclami ai turisti ad andare in Valle d’Aosta a sciare, dove «l’aria è buona e non c’è il Covid». Poi, appena due settimane dopo con il deflagrare della pandemia anche in Valle, l’invito a «tornare a casa vostra». La stessa cosa a marzo 2020 era successa in Piemonte, in Trentino e nell’altra provincia autonoma di Bolzano: allora il prode governatore Arno Kompatscher aveva addirittura fatto appendere dei cartelli intimidatori sulle porte delle seconde case – stile stelle a sei punte – per «invitare i non residenti a fare ritorno nelle proprie regioni d’origine».

Questa concezione un po’ elettorale del turismo “a orologeria”, che quando fa comodo è benvenuto e quando non fa comodo viene proibito, ha però stancato. E francamente ha stancato anche questa atavica insofferenza dei montanari nei confronti dei villeggianti: da un lato considerati vitali per l’economia delle località alpine, ma dall’altro sempre un po’ malsopportati in quanto “invasori” di non si sa bene cosa. Il fatto è che non si può fare di tutti i turisti un fascio. C’è anche gente che magari trascorre diversi mesi all’anno nella seconda casa in montagna. Ci lavora, paga Imu e Tari. Non ha magari il domicilio ma ha comunque tutto il diritto di soggiornarci esattamente come i residenti. Naturalmente sempre se rispettano regole, precauzioni e decreti. Che non sempre osservano neppure gli stessi valligiani.

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